mercoledì 16 marzo 2016

L'Isis e gli altri: chi combatte chi in Siria e Iraq


Pubblico il capitolo scritto da me del nuovo video di Muovere Le Idee.

L’Isis controlla un’area compresa tra la Siria e l’Iraq. Tuttavia, sono molte le fazioni che si contendono questo territorio e sono ancora di più gli stati stranieri che si sono aggiunti ai combattimenti. Cerchiamo di fare un po’ d’ordine.
In Siria, sono in guerra con l’Isis sia l’esercito del regime dittatoriale di Bashar al-Assad (che controllava l’intero paese prima dell’inizio del conflitto civile) sia una serie di gruppi di ribelli, più o meno moderati. In Iraq invece è l’esercito iracheno a cercare di fermare l’avanzata dello Stato Islamico. Ma chi sta facendo di più contro l’Isis sono i Curdi, un popolo che da anni reclama uno stato a cavallo tra Siria, Iraq, Iran e Turchia.
Il quadro si complica ulteriormente se aggiungiamo gli stati stranieri che, per un motivo o per l’altro, si sono immischiati in questo conflitto. Tuttavia, essi prendono parte alle operazioni soltanto attraverso bombardamenti aerei e aiuti alle parti in campo. Fra chi impiega i propri caccia troviamo in primis gli Stati Uniti, ma anche alcuni stati europei come la Francia e il Regno Unito, alcuni stati arabi come l’Arabia Saudita e la Turchia, oltre alla Russia. Paesi come il nostro, invece, hanno assunto un ruolo prevalentemente di supporto, impiegando aerei soltanto di ricognizione, inviando istruttori militari all’esercito iracheno oppure fornendogli delle armi.
Anche se i paesi a intervenire sono molti, spesso i loro obiettivi non coincidono e molto lascia pensare che la sconfitta dello Stato Islamico non sia la priorità assoluta per nessuno di loro. Per esempio, molti esperti sostengono che senza un intervento di terra, con i cosiddetti “scarponi sul terreno”, sia molto difficile riuscire a sconfiggere l’Isis. Infatti, i guerriglieri dello Stato Islamico si nascondono in cunicoli sotterranei o si confondono tra la popolazione civile. In questo modo, i bombardamenti aerei rischiano spesso di colpire persone innocenti, ampliando il consenso verso il califfato. L’intervento di terra è però precluso dalla contrarietà della popolazione occidentale, che difficilmente accetterebbe i costi in termini di vite umane che una guerra comporta.
A complicare ulteriormente la situazione sono i diversi interessi delle parti in gioco. Ad esempio, gli stati occidentali e la Russia sono in disaccordo sulla figura di Assad. Se l’occidente lo vede come un dittatore sanguinario da abbattere, per Putin è un alleato fondamentale in Medio Oriente. Tant’è che la Russia, nei suoi raid aerei, oltre l’Isis colpisce anche i ribelli che a loro volta combattono contro l’Isis. Anche la Turchia, almeno fino a prima di un attentato dell’Isis sul suo territorio, era piuttosto tenera con il califfato, dato che il suo nemico principale è il regime di Assad. Inoltre sia la Turchia che l’Iraq vedono i curdi di cattivo occhio, dato che essi reclamano parte del loro territorio per sé. Infine, tra i gruppi di ribelli anti-Assad è difficile distinguere quelli più moderati, appoggiati dall’Occidente, da quelli più radicali.

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